SEPA, i nuovi servizi di addebito diretto e bonifico [parte 1]

Come cambiano incassi e pagamenti con la SEPA

Negli ultimi anni i Paesi europei si sono impegnati nella realizzazione della SEPA, con l’obiettivo di offrire ai cittadini, alle imprese e alle pubbliche amministrazioni la possibilità di effettuare e ricevere pagamenti in euro senza più alcuna differenza tra pagamenti nazionali ed europei. Ciò grazie l’adozione, da parte di tutti i Paesi, di nuovi strumenti di pagamento comuni da utilizzare per disporre operazioni di addebito diretto e di bonifico caratterizzati da un insieme di regole e meccanismi di funzionamento condivisi dalle comunità bancarie di tutti i Paesi aderenti alla SEPA. I benefici del passaggio agli strumenti condivisi riguardano tutti gli attori coinvolti nella catena del pagamento. Ora questo periodo sta per scadere. Infatti, a partire dal 1° febbraio 2014 – cosiddetta data di migrazione obbligatoria o anche “end-date” – per effetto di un Regolamento dell’Unione Europea approvato nel marzo

del 2012, sia gli addebiti diretti sia i bonifici nazionali dovranno essere definitivamente sostituiti dagli strumenti di pagamento europei: il SEPA Direct Debit (o addebito SEPA) e il SEPA Credit Transfer (o bonifico SEPA).

Dal 1° febbraio 2014 l’addebito e il bonifico SEPA sostituiranno definitivamente gli addebiti diretti e i bonifici nazionali.

 Gli strumenti di pagamento SEPA svolgono funzioni analoghe ai servizi di pagamento e incasso che le imprese utilizzano oggi, ma presentano caratteristiche nuove che impattano sui processi operativi ed amministrativi nonché sui sistemi informativi.

La principale novità riguarda il formato dei tracciati previsti nella comunicazione tra banca e impresa che, sia per gli addebiti che per i bonifici SEPA, è basato sullo standard internazionale ISO 20022 XML

relativo alla messaggistica finanziaria elettronica. L’uso di tale standard sarà obbligatorio tra le banche sin dal 1° febbraio 2014.

 Cosa cambia rispetto al RID

L’addebito SEPA è – come il RID – un servizio di incasso basato sulla sottoscrizione da parte del debitore di un’autorizzazione a prelevare i fondi direttamente dal proprio conto (il mandato).

A differenza della delega RID, il mandato SEPA viene rilasciato dal debitore esclusivamente all’impresa creditrice che – a valere sul mandato firmato dal suo cliente (sia esso un consumatore o un’altra impresa) – avvia la riscossione delle somme dovute attraverso la propria banca. Con il passaggio all’addebito SEPA, le imprese avranno – rispetto ad oggi – la responsabilità di raccogliere, dematerializzare, conservare ed esibire in caso di contestazioni i mandati di addebito sottoscritti dai clienti debitori, oltre che il compito di gestire in autonomia eventuali variazioni o cancellazioni del mandato richieste dal cliente, che invece oggi sono amministrate grazie al servizio di “Allineamento elettronico archivi” offerto dalle banche.

Le due tipologie di addebito SEPA

L’addebito SEPA può avvenire mediante due differenti schemi a seconda della classificazione del cliente debitore.

 l’addebito SEPA “Core”

utilizzabile indistintamente nei confronti del cliente debitore – sia consumatore che non consumatore

(impresa o microimpresa). Questo strumento consente al cliente debitore di chiedere il rimborso di operazioni addebitate e riferite a mandati validamente sottoscritti, fino a 8 settimane dalla data di addebito, qualora l’importo risulti errato o l’addebito non sia, per qualsiasi altro motivo, corrispondente a quanto concordato con l’impresa creditrice;

l’addebito SEPA “Business to Business”(“B2B”)

riservato esclusivamente a clienti non consumatori (imprese e microimprese). Questa tipologia di addebito SEPA non prevede – a differenza della versione “Core” – in nessun caso il diritto dell’impresa debitrice a chiedere il rimborso al creditore, se il mandato è stato validamente sottoscritto. Per limitare i rischi nei rapporti fra imprese, la banca del debitore deve preventivamente verificare con l’impresa debitrice la validità del mandato prima di addebitare sul suo conto la prima richiesta di

addebito ricevuta.

Entrambe le forme di addebito implicano:

  • la sottoscrizione di un mandato (per il momento solo cartaceo) con il quale il cliente autorizza l’impresa e la propria banca ad addebitare il suo conto, come individuato dall’IBAN;
  • la dematerializzazione dei dati del mandato e la conservazione del mandato stesso a cura del creditore;
  • la notifica al cliente da parte dell’impresa (ad esempio, in fattura) almeno 14 giorni prima della data di addebito (salvo diversi accordi fra l’impresa creditrice e il proprio cliente) degli estremi dell’operazione
  • (data e importo di addebito);
  • la possibilità di indicare sul mandato che l’autorizzazione vale solo per un singolo addebito;
  • l’invio da parte del creditore tramite la propria banca delle richieste d’incasso contenenti tutti i dati del mandato alla banca del debitore il diritto del cliente di opporsi all’operazione entro il giorno che precede la data di addebito;
  • il diritto di rimborso su operazioni addebitate in assenza di un mandato valido (e cioè non autorizzate dal cliente) fino a 13 mesi dalla data di addebito.

Pertanto è opportuno che le imprese, nella scelta dello strumento di incasso più appropriato rispetto ai propri modelli di business, tengano in considerazione anche gli associati profili di rischio.